Che cosa accade quando una persona si allontana da sé stessa?

31/08/2026 0 Di wp_251517

La domanda che guida la mia ricerca sull’essere umano

Questa è la domanda che accompagna da anni la mia ricerca sull’essere umano.

Una domanda che non è nata da una teoria da dimostrare o da un metodo da applicare.

È nata osservando le persone, ascoltando le loro storie e accorgendomi, nel tempo, che dietro esperienze apparentemente molto diverse poteva esserci qualcosa di profondamente simile.

Un movimento sottile, spesso difficile da riconoscere.

Perché non sempre ci allontaniamo da noi stessi attraverso una scelta evidente o un grande cambiamento.

A volte continuiamo semplicemente a vivere.

A volte si comincia da cose molto piccole.

Accettiamo un impegno anche se avremmo bisogno di riposare.

Diciamo “non importa” davanti a qualcosa che, invece, per noi importa.

Rimaniamo in silenzio per evitare una discussione, anche quando avremmo qualcosa da dire.

Rimandiamo ancora una volta quella passeggiata, quel libro, quell’ora tutta per noi, perché prima vengono il lavoro, la casa, i figli, i genitori, le persone che hanno bisogno di noi.

Ci viene chiesto un favore e rispondiamo automaticamente “sì”, senza neppure domandarci se abbiamo davvero tempo, energie o voglia di farlo.

Qualcuno ci chiede: Tu che cosa preferisci?” e rispondiamo: Per me è lo stesso.”

E forse, all’inizio, lo è davvero.

Ma quando questi piccoli gesti cominciano a ripetersi, qualcosa cambia.

Quasi senza accorgercene, iniziamo ad adattarci sempre di più a ciò che la vita, i ruoli e le persone intorno a noi sembrano chiederci.

E sempre meno a domandarci che cosa stiamo chiedendo noi alla nostra vita.

Eppure qualcosa comincia a farsi sentire.

Rientriamo a casa dopo una giornata come tante. Qualcuno ci fa una domanda, magari semplicissima, e rispondiamo in modo brusco. Subito dopo ci chiediamo perché abbiamo reagito così. In fondo non è successo niente.

Eppure, in quel momento, anche quella piccola domanda ci è sembrata una richiesta di troppo.

Un’amica ci propone un’uscita che fino a qualche tempo prima avremmo accolto con piacere. Leggiamo il messaggio e la prima cosa che pensiamo è: Non ne ho voglia”.

Non è successo nulla. Semplicemente, ci accorgiamo che facciamo sempre più fatica a trovare entusiasmo anche nelle cose che prima ci facevano stare bene.

Ci troviamo davanti a una giornata libera e, invece di sentirci contenti, quasi non sappiamo che cosa farcene.

Abbiamo finalmente del tempo per noi, quello che tante volte abbiamo desiderato, eppure non sappiamo più che cosa abbiamo voglia di fare.

Ci guardiamo intorno.

Abbiamo una casa, degli affetti, un lavoro, magari una vita che dall’esterno potrebbe sembrare persino soddisfacente.

Eppure sentiamo che qualcosa manca.

Non sappiamo ancora dire che cosa.

Sappiamo soltanto che quello che fino a poco tempo prima sembrava sufficiente, adesso non lo è più.

È stato osservando il ripetersi di questi piccoli segnali, dentro storie anche molto diverse tra loro, che il mio sguardo ha cominciato a cambiare.

Ho iniziato a comprendere che ci si può allontanare da sé stessi senza accorgersene.

Non necessariamente attraverso grandi rinunce o scelte che riconosciamo come sbagliate.

Molto più spesso accade attraverso piccoli adattamenti quotidiani.

Ogni volta che non ascoltiamo ciò che sentiamo.

Ogni volta che un nostro bisogno viene dopo tutto il resto.

Ogni volta che continuiamo ad abitare un ruolo che non ci corrisponde più.

Ogni volta che scegliamo ciò che ci si aspetta da noi senza domandarci se corrisponda ancora a ciò che desideriamo.

Nessuno di questi gesti, preso da solo, sembra poterci portare molto lontano da noi stessi.

Ma è la loro ripetizione, nel tempo, a creare una distanza.

Ed è proprio quella distanza che ha iniziato a interessarmi.

Che cosa accade dentro di noi quando la vita che stiamo vivendo comincia ad assomigliarci sempre meno?

A volte un evento importante rende improvvisamente evidente questa distanza.

Altre volte non accade nulla di particolare.

La vita continua esattamente come prima.

Siamo noi, lentamente, a cominciare a sentirci diversi dentro quella stessa vita.

Ed è forse proprio questo l’aspetto più difficile da riconoscere.

Perché possiamo continuare a essere presenti in tutto ciò che compone la nostra vita e, nello stesso tempo, essere sempre meno presenti a noi stessi.

Fino a quando alcune domande, magari molto semplici, cominciano a farsi spazio:

Come sto davvero, dentro questa vita?”

La vita che sto vivendo ora mi rappresenta veramente?”

La mia ricerca continua proprio da qui.

Dall’osservare ciò che accade quando una persona comincia a sentire che la vita che sta vivendo non le assomiglia più.

Dal cercare di comprendere quei piccoli segnali che spesso arrivano molto prima delle grandi domande.

E, soprattutto, dall’incontro con le persone.

Perché ogni storia mi ricorda che allontanarsi da sé stessi può accadere lentamente, quasi senza che ce ne accorgiamo.

Ma forse anche il movimento contrario può cominciare nello stesso modo.

Non necessariamente attraverso una grande decisione.

A volte comincia da qualcosa di molto più piccolo.

Dal momento in cui torniamo ad ascoltarci.

Dal momento in cui ci accorgiamo che qualcosa non ci rappresenta più.

Ti lascio alcune domande da custodire

Prima di lasciarti, ti affido alcune domande da custodire. Non è necessario trovare subito una risposta.

Forse qualcuna continuerà semplicemente ad accompagnarti.

  • In quali momenti della tua vita senti di essere veramente te stesso?
  • C’è qualcosa a cui continui a dire “sì”, mentre dentro di te senti da tempo un “no”?
  • Che cosa, anche di molto piccolo, potrebbe aiutarti oggi a sentirti un po’ più vicino a te stesso?

Per approfondire il suo lavoro, conoscere i suoi progetti o entrare in contatto con lei:

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