La vita oltre la vita fisica: Il tunnel e la luce

31/10/2026 0 Di wp_251517
di Laura Bendoni

Antiche tradizioni, Esperienze e grandi misteri

Nel nostro percorso attraverso i grandi temi dell’esistenza abbiamo attinto a differenti tradizioni spirituali incontrando insegnamenti racconti e testimonianze che Da tempi lontanissimi fino ai nostri giorni cercano di avvicinarsi a uno dei più grandi misteri dell’esperienza umana : che cosa accade oltre la vita fisica ?

Non intendiamo proporre nuove verità alle quali credere, né sostituire antichi dogmi con altri più recenti

Il nostro intento è piuttosto quello di mettere sul tavolo ciò che si racconta nel mondo ciò che le grandi tradizioni spirituali Hanno tramandato e ciò che continua a emergere attraverso testimonianze, studi e interpretazioni contemporanee.

Non disponiamo di prove definitive capaci di stabilire che cosa accada alla coscienza dopo la morte Eppure attraverso culture e tempi differenti, continuano a raggiungerci i racconti che interrogano profondamente la nostra concezione della vita

Alcuni possono racchiudere intuizioni significative altri esprimere il linguaggio Simbolico di un’altra epoca altri ancora aprire interrogativi ai quali non sappiamo rispondere Punto a cavo Forse dietro queste narrazioni si nasconde una grande verità Punto e virgola Forse un segreto che non abbiamo ancora imparato a comprendere punto o forse differenti modi attraverso i quali l’essere umano cerca di avvicinarsi a un mistero più grande di lui.

Il nostro compito come cercatori, non è credere a tutto e neppure respingere ciò che non comprendiamo punto a capo.

Per ascoltare, conoscere, distinguere e riflettere lasciando aperta la possibilità di nuove comprensioni. Con questo spirito ci avviciniamo oggi a un’immagine che ricorre in numerose testimonianze contemporanee: il tunnel e la luce

Il tunnel: che cosa raccontano le esperienze di premorte?

A partire soprattutto dalla seconda metà del 900, hanno ricevuto crescente attenzione le testimonianze di persone che dopo gravi incidenti arresti cardiaci o altre situazioni critiche hanno raccontato esperienze particolari vissute durante quei momenti.

Questa esperienza viene comunemente indicata con la sigla NDE Dall’inglese near Death Esperiences, Ovvero esperienze di pre-morte.

Alcuni raccontano di aver vissuto la sensazione di separarsi dal corpo fisico e di osservare ciò che accadeva intorno a loro da una prospettiva differente.

Altri descrivono una condizione di pace, l’incontro con persone care e decedute, La percezione di una presenza luminosa oppure una sorta di revisione della propria esistenza.

Tra le immagini più conosciute compare quella di un tunnel, o di un passaggio oscuro, al termine del quale si manifesta una luce intensa.

Per alcune persone quella luce è accompagnata da sentimenti di amore, accoglienza e serenità.

Altre raccontano di aver recepito un confine oltre il quale non potevano proseguire oppure di aver compreso Di dover tornare alla vita fisica.

È importante però osservare un particolare: Non tutte le esperienze di premorte comprendono un tunnel o una luce.

Le testimonianze sono differenti. Alcune contengono immagini simili, altre presentano elementi del tutto diversi e alcune sono vissute come inquietanti anziché rasserenanti.

Il medico e ricercatore Raymond Moody, contribuì a far conoscere queste testimonianze attraverso il libro la vita oltre la vita pubblicato nel 1975.

Successivamente altri studiosi, tra i quali Bruce Grayson E Sam Parnia, Hanno approfondito il fenomeno attraverso ricerche cliniche e studi sulle esperienze riferite da persone sopravvissute a condizioni critiche.

La ricerca ha documentato l’esistenza di questi racconti e Il profondo significato per molte persone rimane invece aperta la discussione sulla loro origine e su ciò che possano rivelare riguardo alla coscienza.

Alcuni ricercatori propongono spiegazioni legate ai processi cerebrali e alle condizioni fisiologiche estreme, altri ritengono che determinati aspetti delle testimonianze meritino ulteriori approfondimenti e non siano ancora completamente spiegati.

Ma la domanda che interessa il nostro percorso è un’altra; La luce incontrata in queste esperienze può essere collegata alle luci descritte dalle antiche tradizioni spirituali?

Per avvicinarci a una possibile risposta dobbiamo tornare al bardo…

La chiara luce nel Bardo: una luce da vedere o una natura da riconoscere?

Nei precedenti capitoli abbiamo incontrato il Bardo Thodol conosciuto come libro tibetano dei morti abbiamo osservato come la tradizione buddista tibetana descriveva il processo della morte attraverso differenti stati della coscienza, attribuendo particolare importanza  al riconoscimento della Chiara Luce, Ma dobbiamo comprendere un aspetto fondamentale della chiara luce ovvero non viene descritta semplicemente come una luminosità esterna verso l’attuale dirigersi, negli insegnamenti del buddismo tantrico-tibetano essa è collegata alla natura più sottile e luminosa della mente. Il termine luminosità non indica necessariamente una luce fisica come quella che possiamo osservare con gli occhi, rimanda piuttosto alla chiarezza e alla capacità conoscitiva della mente nella sua condizione più profonda.

Secondo questi insegnamenti nel momento della morte può manifestarsi una particolare opportunità di riconoscimento, se la natura della mente viene riconosciuta può aprirsi la possibilità della liberazione se invece non viene riconosciuta il percorso prosegue attraverso ulteriori manifestazioni e condizioni del Bardo.

Possiamo allora comprendere perché sia necessario distinguere le due narrazioni: La luce raccontata in alcune NDE e la luce chiara del Bardo non possono essere considerate automaticamente la stessa esperienza.

La prima appartiene alle testimonianze di persone tornate a raccontare ciò che hanno vissuto magari dopo un coma, la seconda appartiene a un sistema di insegnamenti spirituali nel quale la luminosità assume un preciso significato contemplativo, ciò non impedisce di osservare eventuali somiglianze, ma la somiglianza non significa necessariamente stessa identità.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti della nostra ricerca, imparare ad avvicinare differenti testimonianze senza cancellarne la particolarità.

La Gnosi e gli Arconti: L’oblio e il potere del condizionamento

Torniamo ora alla gnosi dalla quale abbiamo iniziato il nostro viaggio virgola in alcuni testi gnostici antichi e in particolare nell’Apocrifo di Giovanni, incontriamo una rappresentazione dell’esistenza umana nella quale assumono grande importanza la conoscenza l’oblio e il rapporto con le potenze che governano il mondo materiale.

Fra queste potenze compaiono gli Arconti figure appartenenti alla complessa cosmologia di determinati sistemi gnostici, Il termine greco richiama il significato di governanti o dominatori.

Nell’Apocrifo di Giovanni gli Arconti Sono collegati all’azione del Demiurgo e alla struttura del mondo inferiore.

Il testo descrive anche l’intervento di uno spirito contraffatto associato all’inganno e alla dimenticanza. L’essere umano, secondo questa visione, può rimanere inconsapevole della propria origine più profonda. La conoscenza, o gnosi, rappresenta allora una possibilità di risveglio e liberazione, ma c’è un passaggio ancora più significativo per la nostra ricerca; Nell’apocrifo di Giovanni viene affrontato anche il destino delle anime dopo la separazione dal corpo; alcune descrizioni collegano l’ignoranza e l’oblio al permanere sotto il potere delle autorità cosmiche e al ritorno nell’esistenza corporea.

Si tratta di un tema che può ricordare per certi aspetti, le successive interpretazioni della reincarnazione come condizionamento. Tuttavia dobbiamo fare una distinzione fondamentale:

L’Antico Testo gnostico non presenta una descrizione del tunnel luminoso delle moderne esperienze di premorte come una trappola organizzata dagli arconti.

Questa associazione appartiene a interpretazioni contemporanee; è importante dirlo perché quando incontriamo idee che sembrano provenire dall’antichità dobbiamo chiederci se siano effettivamente contenute nelle fonti originarie oppure se siano nate da una rilettura successiva.

il sistema concettuale gnostico, ci offre una riflessione sull’inganno e sulla liberazione attraverso la conoscenza; ma per arrivare alla teoria della falsa luce, dobbiamo compiere un ulteriore passaggio…

La falsa luce: una delle interpretazioni contemporanee

Negli ultimi decenni soprattutto attraverso libri Conferenze , video e discussioni diffuse in rete , hanno acquistato visibilità e interpretazioni secondo le quali la luce incontrata dopo la morte potrebbe non rappresentare necessariamente una condizione di liberazione; In alcune di queste teorie la luce viene descritta come un possibile richiamo capace di attrarre la coscienza e indirizzarla verso una nuova incarnazione; alcuni autori collegano questa ipotesi agli Arconti della tradizione gnostica, interpretandoli come potenze che manterrebbero gli esseri umani all’interno di un ciclo ripetitivo di esistenze.

Da qui nasce l’immagine della cosiddetta falsa luce. Ma che cosa sappiamo realmente? Sappiamo che esistono testimonianze di persone che raccontano di aver incontrato una luce durante esperienze di pre-morte; sappiamo anche che alcune tradizioni spirituali descrivono stati di coscienza successivi alla morte processi di rinascita e possibilità di liberazione. Sappiamo anche che alcuni antichi testi gnostici, parlano di oblio condizionamento e potenze cosmiche.

Non disponiamo invece di prove che dimostrino l’esistenza di un sistema di inganno organizzato attraverso un tunnel luminoso per costringere le coscienze a reincarnarsi.

Non possiamo attribuire questa teoria nella sua formulazione moderna, né al bar doodle né all’apocrifo di Giovanni.

Essa rappresenta una particolare interpretazione contemporanea costruita attraverso collegamenti tradizioni antiche. testimonianze e nuove ipotesi spirituali. Questo non significa che dobbiamo impedire a noi stessi di conoscerla, significa piuttosto che dobbiamo riconoscerla per ciò che è: Un’ipotesi non una conoscenza accertata ovviamente.

C’è inoltre una domanda che merita attenzione: Se una teoria ci invita a diffidare di ogni manifestazione luminosa, ma non ci offre strumenti verificabili per distinguere ciò che sarebbe autentico da ciò che sarebbe ingannevole, come possiamo evitare di trasformare anche quella teoria in una nuova credenza assoluta?

Il rischio sarebbe quello di sostituire alla paura della morte la paura di ciò che potremmo incontrare dopo la morte… e non è questa la direzione del nostro viaggio.

Tra il mistero e il riconoscimento

Siamo partiti dalle testimonianze di persone che raccontano di aver attraversato un tunnel e incontrato una luce. Abbiamo ritrovato la chiara luce del Bardo, Che invita a riconoscere la natura profonda della mente, siamo tornati alla gnosi Dove l’oblio e la conoscenza assumono un significato fondamentale nel percorso di liberazione; abbiamo infine incontrato alcune interpretazioni contemporanee che considerano la luce come una possibile forma di condizionamento; ci troviamo quindi davanti a quattro prospettive differenti, quattro modi di avvicinarsi a interrogativi che riguardano la coscienza , la morte e il mistero dell’esistenza, non possiamo sovrapporli senza perdere qualcosa del loro significato e Non abbiamo bisogno di stabilire quale racconto debba necessariamente essere vero.

Possiamo invece osservare che in forme differenti, torna ad emergere un tema: Il rapporto tra ciò che appare e la nostra capacità di riconoscerlo. Forse è proprio qui che il cercatore può trovare uno spunto di riflessione per la vita presente…

Quante volte siamo attratti da ciò che ci appare luminoso? Quante volte respingiamo qualcosa soltanto perché ci sembra oscuro o sconosciuto? E quante volte affidiamo le nostre scelte a un’autorità esterna rinunciando a interrogarci personalmente? Le grandi tradizioni spirituali, Le testimonianze contemporanee e persino le interpretazioni più controverse possono diventare occasioni per esercitare il discernimento, non per vivere nel sospetto, non per cercare continuamente un inganno nascosto ma per imparare ad osservare con maggiore attenzione, ad ascoltarci piuttosto che lasciarci convincere… forse è proprio l’ascolto che potrà orientarci verso la via da percorrere… Forse prima ancora di chiederci quale luce incontreremo oltre la vita fisica possiamo domandarci “quanta consapevolezza siamo capaci di coltivare mentre viviamo”.

Intanto il mistero rimane… e forse è giusto che rimanga aperto… almeno fino a quando non avremo strumenti differenti per comprendere… Il cercatore non viaggia per sostituire una certezza con l’altra viaggia per allargare lo sguardo e continuare a cercare…

L’articolo è una rielaborazione divulgativa delle fonti e delle prospettive indicate, accompagnata da riflessioni aperte sul significato dell’esperienza umana e della coscienza.

Fonti e riferimenti per approfondire

Testi e tradizioni spirituali

  • Bardo Thödol (Libro tibetano dei morti), nelle diverse traduzioni e interpretazioni della tradizione buddhista tibetana.
  • Apocrifo di Giovanni (Libro segreto di Giovanni), testo gnostico conservato anche nei codici di Nag Hammadi. Traduzioni di Michael Waldstein e Frederik Wisse; Marvin Meyer.
  • Sogyal Rinpoche, Il libro tibetano del vivere e del morire, per gli insegnamenti sulla luminosità e sulla natura della mente.

Studi sulle esperienze di pre-morte

  • Raymond Moody, La vita oltre la vita (Life After Life, 1975).
  • Bruce Greyson, “Getting Comfortable With Near Death Experiences: An Overview of Near-Death Experiences”, 2013.
  • Sam Parnia e collaboratori, “AWAreness during REsuscitation – II: A multi-center study of consciousness and awareness in cardiac arrest”, Resuscitation, 2023.