Il respiro

Il respiro

13/09/2026 0 Di wp_251517

di Arianna Burattini

Il respiro è quanto di più strettamente connesso alla vita ed alla morte.

E’ il primo atto che agiamo venendo al mondo, è l’ultimo atto che agiamo al mondo, ed è l’unico atto fisiologico del quale non possiamo privarci per più di una manciata di minuti.

Attraverso il controllo del respiro, noi gestiamo la nostra energia vitale.

Nello yoga si parla di sistema energetico, chiamato corpo pranico; il respiro è una delle espressioni fisiche, e quindi tangibili, del campo energetico, idonea ad essere sperimentata e gestita.

Il prana è intangibile, non appartiene al modo materiale, appartiene al piano sottile, e quindi possiamo percepirlo solo attraverso le sue “conseguenze” sul piano fisico. Il prana non è il respiro e il respiro non è prana di per sé, ma, come abbiamo già detto, è un aspetto visibile del prana, o meglio, una conseguenza visibile del prana.

Il pranayama, uno degli otto rami dello Hatha Yoga, consiste in un insieme di tecniche di respirazione che forniscono un metodo per attivare la forza vitale, regolarla ed equilibrarla, al fine, non solo di incrementare il livello di salute fisica e mentale, ma anche di innalzare la vibrazione energetica; il pranayama non solo è uno strumento di purificazione del corpo fisico quanto del corpo energetico, è in più uno strumento che ci mette in grado di portaci al di là dello stato di coscienza ordinaria.

Il pranayama focalizza la mente, abbassa la frequenza e l’intensità delle onde cerebrali, quindi la mente si calma, si concentra e si porta in un punto di fermezza, stabilizzandosi, come fa il respiro, in un ritmo senza affanno. Raggiungere la mente significa raggiungere il controllo sul sistema nervoso, sperimentare stati di coscienza più elevati, fino a penetrare nello stato meditativo.

Lo Yoga Posturale accompagna le persone a sviluppare la propriocezione fisica e ad approfondire l’ascolto interiore. Per ascoltare è necessario uno spazio di silenzio mentale; lo strumento più potente per entrare un tale spazio è il respiro.

L’obiettivo dello Yoga Posturale è quello di riallinearci, anima e corpo: il corpo impara a gestire il movimento nel quotidiano in modo che esso sia efficiente; la mente impara a lasciare spazio; il nostro io interiore impara ad ascoltare i propri bisogni.

Poi non è sufficiente ascoltare, è necessario imparare a stare con le sensazioni e le emozioni che emergono. Se sappiamo stare, possiamo osservare. Il respiro crea lo spazio per l’ascolto. Di più, l’attenzione al respiro ci pone in una condizione di presenza.

Il respiro allenta le tensioni muscolari, in particolare dei muscoli del viso, del collo, delle spalle, del diaframma, soprattutto, poi dell’addome e delle anche. Quando i muscoli si rilassano, le barriere protettive, quelle con cui immaginiamo di contenere ed insonorizzare la voce delle emozioni, si allentano; e quando le barriere si allentano, le emozioni emergono con forza. È allora che è necessario restare. Rimanere a contatto con quelle emozioni ci permette di ridimensionarle, di spogliarle della confusione; e ciò ci permette dunque di osservarle. Osservare ci permette di disinnescare il dolore che le accompagna. Il respiro, in tutto questo processo, mantiene la presenza ed evita che ci ritroviamo in un vortice di rumore mentale e di pensieri parassiti. Perché se le emozioni emergono e noi ci identifichiamo con loro, stiamo ripetendo lo stesso copione di dolore che già conosciamo. Se respiriamo, creiamo lo spazio di ascolto, stiamo e osserviamo, possiamo sganciarci dal noto per trovare qualcosa di nuovo ed inaspettato.

Gestire il respiro aiuta a gestire la paura del vuoto, ci fa ritrovare casa proprio in quel vuoto; in quell’assenza di brusio di fondo rincontriamo la nostra identità profonda. E ci avviciniamo alla Morte con un senso di appartenenza al cosmo intero.

Il respiro arresta il brusio mentale ed emotivo e ci riporta a quel che è così com’è nel momento presente.

E possiamo scoprire che nel nostro spaventoso caos ci sono anche: l’amore, la curiosità, la capacità di guardare in fondo ai cuori, la capacità di entrare nell’intimo di un rapporto, la mancanza di indifferenza, la bellezza.

Quando qualcosa ci disturba, o ci emoziona e ci porta alla periferia di noi stessi, alla superficie, alla maschera automatica, o ci sposta dal nostro centro, soprattutto quando sentiamo dentro di noi resistenza e giudizio, allora… rallentiamo il pensiero, limitiamoci a respirare, senza formulare pensieri, e guardiamoci o semplicemente non facciamo nulla, tranne continuare a respirare. E stiamo con quello che c’è, cercando di non attivare un pensiero in merito, il chiacchiericcio mentale, il dialogo interiore. In quel momento, la maggior parte delle emozioni che intralciano il fluire del cuore cadono da sole, si sciolgono – come l’ombra quando si accende la luce.

La pratica vera è nel quotidiano, non sul tappetino. Il tappetino è la zona di comfort in cui possiamo fare manutenzione al cuore, oltre che al corpo, allenandoci a creare nuove strade di pensiero e di sentire.

Il respiro conduce spontaneamente ad uno stato meditativo. In fondo, quando parliamo di meditazione, parliamo di uno stato dell’essere. Il praticante si predispone, dedica spazio e tempo alla pratica, in modo costante, si concentra, focalizza la sua attenzione osservando un respiro alla volta. In quello spazio impara pian piano non a fermare la mente, ma a non intrattenersi in chiacchiere con lei, a non farsi ammaliare dai suoi discorsi, e nel tempo il volume del chiacchiericchio interno si abbassa. E rimane il respiro.

In quel respiro troviamo la meditazione, lo stato di Grazia che è fusione con l’Anima del mondo, con l’Universo Divino di cui siamo una scintilla non separata.

Info: +393936502292