La vita oltre la vita-secondo capitolo: L’oblio e il risveglio nella visione gnostica
di Laura Bendoni
Nel nostro primo incontro con la Gnosi abbiamo lasciato aperta una domanda: “Chi è veramente Colui che muore?” … questo ovviamente per partire da un punto ancora prima di comprendere che cosa possa accadere oltre la morte fisica. La visione gnostica ci invita infatti a rivolgere lo sguardo verso la condizione dell’essere umano durante la vita fisica.
Se nell’uomo è presente una scintilla proveniente da una realtà spirituale più vasta, perché non ne siamo consapevoli? Perché non ricordiamo la nostra origine? È qui che incontriamo uno dei temi più affascinanti dell’Apocrifo di Giovanni: l’Oblio.
Secondo il racconto gnostico, l’essere umano vive immerso in una realtà nella quale la percezione della propria origine spirituale è oscurata. La coscienza finisce così per identificarsi con ciò che appartiene alla dimensione materiale fino a considerarla come l’unica realtà possibile. L’oblio non rappresenta quindi soltanto la perdita di un ricordo mentre diventa una condizione della coscienza.
L’essere umano non sa più da dove proviene e non ricordandolo, non riconosce pienamente ciò che porta dentro di sé.
Nell’Apocrifo di Giovanni compare a questo proposito, una figura particolarmente complessa, indicata nelle traduzioni moderne come “spirito contraffatto”. Questo elemento viene associato alla capacità di confondere, appesantire e condurre la coscienza verso la dimenticanza, mentre lo Spirito di Vita conduce nella direzione opposta ovvero, verso il riconoscimento della propria origine… ne abbiamo conferma evidente quando iniziamo un percorso di consapevolezza e ricorriamo alle costellazioni familiari per esempio, alla genealogia… lo facciamo perché sappiamo ormai da un po’, che esiste una “Memoria” che attraversa il tempo e ci indica da quale contesto atavico discendiamo per comprendere di noi, da dove veniamo e scoprire nel tempo dove siamo diretti per raggiungere la nostra autenticità e il ricordo di noi stessi… Gurdjieff insisteva e sosteneva nelle sue affermazioni, che l’essere umano continua a vivere in uno stato di sonno “meccanico” inconsapevolmente e che lo scopo della sua esistenza è “il risveglio interiore attraverso il ricordo di sé”!
A questo punto appare chiaro che ci troviamo davanti a due movimenti: uno conduce verso l’identificazione, la dimenticanza e l’ignoranza, l’altro invece, conduce proprio verso il ricordo, la conoscenza e il risveglio!!
Allora è il caso di chiedersi: “ma cosa significa in questo contesto risvegliarsi?” … non vuol dire “acquisire nuove informazioni” ma piuttosto, secondo il risveglio gnostico “riconoscere ciò che eravamo incapaci di vedere perché avevamo dimenticato chi siamo”.
La conoscenza diventa allora “gnosis” ovvero “non soltanto sapere ma esperienza interiore di riconoscimento”.
Da questa prospettiva potremmo anche chiederci se conoscere e ricordare, non siamo in qualche modo due aspetti dello stesso processo…
Forse il “Cercatore” non procede soltanto verso qualcosa che ancora non conosce, forse mentre cammina incontra anche qualcosa che gli appartiene da sempre!!
Dall’oblio si può passare alla libertà, o alla liberazione del nostro sistema coscienziale!
A questo punto l’Apocrifo di Giovanni, introduce un elemento ancora più sorprendente: quando Giovanni domanda “quale sia il destino delle anime che non hanno riconosciuto la propria appartenenza spirituale” … il testo descrive anime nuovamente coinvolte dalle potenze della realtà inferiore e trattenute nella dimenticanza fino a quando non riusciranno a liberarsi dall’oblio attraverso la conoscenza (gnosi).
In alcune versioni del testo compare anche l’idea di un nuovo ingresso nella condizione corporea, è qui che comincia a farsi strada il grande tema della reincarnazione che incontreremo più avanti.
Per “conoscere” è importante “non correre”.
Il testo antico ci offre una determinata rappresentazione dell’anima, dell’oblio, delle potenze e della liberazione. Nel corso del tempo, tuttavia, queste immagini sono state interpretate in sistemi di pensiero molto differenti. Oggi per esempio, possiamo incontrare interpretazioni secondo le quali gli “Arconti” manterrebbero deliberatamente le anime prigioniere in un ciclo di reincarnazioni, oppure che la Terra stessa costituirebbe una sorta di prigione dalla quale la coscienza dovrebbe riuscire a tirarsene fuori…
Sono ipotesi, possibilità, presenti soprattutto considerate in un contesto esoterico e su una linea spirituale molto più vicina ai nostri tempi, non attribuibili agli antichi testi gnostici.
È proprio qui che il “Cercatore” deve diventare anche “Osservatore”!! Non si tratta quindi di credere o non credere, ma di distinguere!
Che cosa troviamo realmente nei testi? Che cosa è stato interpretato successivamente? Che cosa appartiene invece alle esperienze, alle intuizioni o al contrario, alle convinzioni dell’uomo contemporaneo??
Soltanto mantenendo aperte queste distinzioni impareremo a “vedere” e a considerare le cose attraverso uno sguardo diverso. L’ascolto e l’osservazione sono gli ingredienti che possono offrire ad ognuno di noi, la possibilità di “sentire” … di percepire… al di là di qualsiasi interpretazione che offusca e irretisce. È proprio il senso di apertura e di disponibilità ad osservare che possiamo continuare la ricerca senza trasformare una possibilità in una nuova verità dogmatica.
“Perché dimentichiamo” potrebbe significare molte cose… forse perché non abbiamo ancora imparato ad ascoltare e a riconoscere che non siamo solo un “Io” ma una coscienza… forse perché l’oblio è una prigione come suggeriscono alcune letture gnostiche… forse perché è una condizione relativa e necessaria al processo incarnativo che richiede un tempo orientato sul risveglio che può avvenire soltanto attraverso l’evoluzione del singolo individuo.
Mi viene da dire che tutto è buono per raggiungere un obbiettivo, soprattutto se orientato verso il “Risveglio” che in questo tempo sembra essere molto attivo e velocizzato… chissà, forse potrebbe essere proprio il non ricordare a permetterci di vivere pienamente una nuova esperienza senza lasciarci condizionare dal “già vissuto” che potrebbe influenzare tutto di noi qualora quel vissuto fosse troppo doloroso da ricordare.
Sono domande diverse e forse in questo tempo nuovo possiamo raccoglierle e portarle con noi in attesa di incontrare non “le risposte” ma frammenti di verità che ci permetteranno di procedere nel nostro percorso attraverso l’atteggiamento più consono che nel tempo presente ci rappresenta: vivere entrando consapevolmente nell’esperienza della Vita che ci chiama! Vivere stando semplicemente nell’ascolto senza disperdere l’attenzione verso l’esterno.
Il viaggio del “Cercatore” non consiste necessariamente nel trovare immediatamente una verità, quell’atteggiamento è proprio dell’avidità della mente che non si sente mai appagati dalle “risposte” che cerca fuori per rispondere ai suoi “mille perché” perdendosi in un infinito labirinto di concetti, pensieri astratti, interpretazioni!!!
Forse il “Cercatore” in un tempo non tanto lontano da qui, scoprirà che non c’è niente da cercare perché tutto è già nel suo cuore e allora il viaggio nella vita attraverso le sue dimensioni, potrà continuare.
