La vita oltre la vita fisica: Il Bardo – prima parte
di Laura Bendoni
Morire come passaggio
Dopo aver incontrato nella gnosi I temi dell’oblio, del ricordo e del risveglio, il nostro viaggio intorno alla vita oltre la vita fisica si sposta verso Oriente, per incontrare un’altra antica visione: quella del buddismo tibetano.
La parola Bardo indica uno stato intermedio, una condizione di passaggio e di trasformazione. Non riguarda esclusivamente ciò che avviene dopo la morte: nella tradizione tibetana anche l’esistenza che stiamo vivendo può essere considerata un bardo Perché ogni condizione dell’esistenza è transitoria.
La morte dunque, non viene osservata semplicemente come l’istante nel quale il corpo cessa di vivere, viene descritta come un processo, ed è proprio questo processo che vogliamo provare ad attraversare almeno attraverso le tracce che questa antica tradizione ci ha lasciato.
In grassetto la dissoluzione degli elementi
Secondo gli insegnamenti del buddismo tantrico-Tibetano, durante il processo della morte, viene progressivamente meno in rapporto con il corpo e con gli strumenti attraverso i quali abbiamo percepito il mondo durante la vita. Questo passaggio viene descritto attraverso la dissoluzione degli elementi: terra, acqua, fuoco e aria o vento.
Gli elementi non devono essere intesi soltanto nel loro significato materiale p Rappresentano anche differenti funzioni attraverso le quali si manifesta la nostra esperienza corporea Punto a capo Alla loro progressiva dissoluzione vengono associate particolari percezioni interiori.
Alla dissoluzione dell’elemento terra viene collegata un’apparenza simile a un miraggio, all’acqua un’apparenza simile al fumo, al fuoco immagini paragonate a scintille o lucciole, all’aria un’apparenza simile alla fiamma di una lampada.
In riferimento al mondo esterno, così come lo abbiamo conosciuto attraverso il corpo e i sensi, progressivamente cambia.
E qui possiamo fermarci davanti a una grande domanda: “Che cosa accade alla nostra percezione quando il corpo non costituisce più il punto di riferimento attraverso il quale abbiamo conosciuto la realtà?”
Una diversa esperienza della coscienza
Durante la vita siamo prevalentemente orientati verso ciò che si trova fuori di noi Punto e virgola Vediamo immagini, ascoltiamo suoni, tocchiamo oggetti, incontriamo persone …
Il corpo e i suoi sensi organizzano continuamente la nostra esperienza… venendo meno questo riferimento, secondo la prospettiva tibetana, possono manifestarsi esperienze e apparenze che non funzionano più secondo le consuete modalità della percezione fisica, ed è qui che dobbiamo introdurre una parola che accompagnerà tutto il nostro viaggio nel Bardo: Riconoscere
Perché il problema non sembra essere soltanto che “cosa appare” ma se la coscienza è in grado di riconoscere la natura di ciò che sta sperimentando…
La chiara luce
Procedendo nel processo della morte, la tradizione tibetana descrive stati sempre più sottili della mente fino a ciò che viene indicato come chiara luce.
È importante non trasformare immediatamente questa espressione nell’immagine di una luce fisica. La chiara luce nella prospettiva buddista tibetana è collegata alla dimensione più sottile della mente e della coscienza.
E ancora una volta ciò che diventa fondamentale è il riconoscimento!! Non semplice vedere una luce, non necessariamente seguirla ma riconoscerla.
Il passaggio della morte diventa così anche una possibilità di consapevolezza punto ma la capacità di riconoscere non nasce necessariamente nel momento della morte; secondo questi insegnamenti è qualcosa che può essere coltivato durante la vita fisica.
E allora il Bardo comincia a parlarci anche nel presente.
Forse prepararsi alla morte significa almeno in questa prospettiva, imparare a conoscere la nostra mente mentre siamo ancora nel corpo fisico.
accompagnare chi attraversa la soglia
Il Bardo Thodol Conosciuto in Occidente come “tibetano dei morti” appartiene a una tradizione nella quale il morente e successivamente il defunto vengono accompagnati attraverso la recitazione di istruzioni: una voce continua dunque simbolicamente ad accompagnare colui che sta attraversando il passaggio; lo richiama e lo orienta gli ricorda di non lasciarsi sopraffare dalle apparenze e di riconoscere.
È un’immagine profondamente significativa: l’essere umano non viene semplicemente lasciato davanti alla soglia ma accompagnato nel processo di distacco dall’esperienza fisica.
E proprio qui possiamo fermarci… abbiamo incontrato nella gnosi il tema dell’oblio e la possibilità del risveglio attraverso la conoscenza, nel Bardo incontriamo ora un’altra parola: riconoscimento.
Non sono necessariamente la stessa cosa e appartengono a concezioni spirituali differenti, eppure entrambe pongono davanti al cercatore una domanda sorprendentemente vicina: “Che cosa accade quando non riconosciamo ciò che abbiamo davanti?”
Nel prossimo passaggio continueremo il viaggio attraverso il Bardo entrando nel mondo delle immagini della coscienza delle manifestazioni pacifiche e terrificanti dell’attaccamento e del Karma, fino ad avvicinarci al tema della rinascita.
